Quasi amore

scritto da élue
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Testo: Quasi amore
di élue

Lei odiava le borse. Eppure ne aveva sempre una con sé. Dentro non c’erano solo oggetti. C’erano momenti. Carte di caramelle, scontrini, biglietti stropicciati. Li conservava tutti, con cura, convinta che un giorno le avrebbero restituito esattamente ciò che aveva provato allora. Ma ogni volta finiva con qualcosa in più nella borsa, e il ricordo non era mai come lo aveva immaginato. Eppure lei continuava. A sperare. A sognare. A vivere di ricordi.

Poi aveva iniziato a dirsi che l’amore non esiste, se non lo vivi. Ma viverlo, per lei, significava sempre soffrire. Amava più degli altri. Sempre. Un amica, un uomo, chiunque le passasse accanto abbastanza a lungo da lasciarle qualcosa dentro. Lei dava di più. Troppo, forse. Pregava l’amore. Non Dio, non il destino. L’amore. Lo elemosinava in silenzio, senza mai dirlo davvero. Era bella, di una bellezza che non chiede attenzione e che gli altri si fermavano ad amare solo in superficie. Era tanto bella quanto triste, e le persone intorno a lei lo vedevano, e lo evitavano. Non era affare loro occuparsi dell’anima gentile che in fondo si celava, e lei gelosamente, non la mostrava a nessuno. Restava comunque: gentile, presente, perfetta. Non le pesava esserci. Non davvero. Le pesava non essere scelta. Nessuno l’aveva mai scelta fino in fondo. E nessuno l’aveva mai amata. I genitori volevano da lei qualcosa che non era mai stata. Gli amici la guardavano con una punta di invidia, anche quando la amavano. Aveva paura, ma coraggiosamente amava e cercava cosa sapeva di volere. lo cercava come si cerca un vestito da sposa: provando, sbagliando, illudendosi ogni volta che potesse essere quello giusto. Per anni aveva pensato di essere lei il problema. E forse lo pensa tutt'ora.

I suoi amori erano stati acerbi, stanchi, a volte persino ridicoli. Poi era arrivato lui, in una fredda e umida sera di gennaio, di quelle che non hanno niente di speciale. Era bello, per lei. L’oggettività non l’aveva mai trovata interessante. Aveva qualcosa negli occhi: tutto quello che aveva sempre cercato. Per la prima volta, le sembrò di aver trovato la misura giusta di quel vestito. Si vide all’altare. Vide un “per sempre” nei suoi occhi. Era l’amore — o almeno così le era sembrato — entrato senza bussare, passando dalla porta rotta del suo cuore. Un amore adulto. Di quelli che non bastano a se stessi. Ma lui non la amava. Ci provava. La rispettava. La desiderava. Ma non la amava. Nemmeno stavolta. Nemmeno quella che sembrava la volta giusta. Una macchia su quel vestito che sentiva cosi suo, e che ora lo rendeva inutilizzabile. E lei lo sapeva.

Nessuno l’aveva mai vista piangere. Tranne lui. Con lui si era aperta davvero, mostrando la sua fragilità: sorrisi spezzati dalle lacrime, dalla paura. Era solo la seconda volta che si vedevano, eppure si erano desiderati per mesi, a distanza. Quando finalmente si incontrarono, tutto sembrava perfetto. E lei si accontentava. Delle briciole d’amore che lui le lasciava. Di momenti sospesi, rubati, consumati tra le strade di Princens Gate. Lei si accontentava e sperava che, un giorno, lui avrebbe imparato ad amarla come meritava. Negli occhi di lui vedeva l’amore. Sapeva riconoscerlo, perché lui lo aveva vissuto, nella sua vita difficile. Lo raccontava parlando dei suoi fratelli, con una luce negli occhi che nessuno aveva mai avuto per lei.

Condividevano tutto: canzoni, caramelle, pensieri, poesie. Parole che lei raccoglieva con cura, una ad una, e riponeva nella sua borsa. Una borsa svuotata di tutto il resto. Perché, per la prima volta, si sentiva pronta a riempirla di qualcosa che avesse un nome. Il suo nome. Il nome di un uomo che conosceva appena, ma che sentiva — con una certezza quasi infantile — essere l’amore della sua vita. Era ingenua. Innocente. Coraggiosa. L’illusione dell’amore la accecava, e la rendeva ancora più bambina. Anche quella volta tornò a casa e con se in aereo una borsa piena. Tanto odiata quanto custodita. Piena di ricordi di un uomo che, forse, non l’avrebbe mai amata come meritava.

Una caramella condivisa.
Uno scontrino dimenticato in tasca.
Un libro consigliato.
Un film visto insieme.

Piccole prove di esistenza.

La borsa era tutto ciò che le serviva per credere che, un giorno, avrebbe potuto rivivere l'attimo. Sentirlo di nuovo. Ma non succedeva mai. Restavano solo oggetti. E l’illusione che, questa volta, fosse amore. Perché l’amore non si conserva. Si vive.

Quasi amore testo di élue
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